OMBRA

PIETRO BIAGINI RIPETE OMBRA A FINALE LIGURE

 
 

«Partito…
Primi metri scalabili, tre moschettonate veloci e poi subito la via cambia marcia.
Piedi precisi su appoggi quasi invisibili, spallata dura di destro per andare a centrare con la sinistra un piccolo bidito di prima falange.
Sistemata veloce, chiusura e fuori di destro al bidito.
Moschettonata, pinza discreta di destro, rovescio di sinistro, girata alta sul tridito di destro, sistemata e subito pronto per caricare la “fionda”.
Lancio al tridito di sinistro, veloce “scarrellata” dei piedi e tallonata fuori alta di sinistro.
Mano sinistra che salta al bidito e mano destra che si avvicina sul tridito, tirata precisa di tallone, primo “schiaffo” al bordo svaso con la mano sinistra e ripresa veloce dello spigolo buono… (urlo!!!)
Ultima moschettonata, rimonta eee… e poi è finita… catenaaa!!!».


Forse questa descrizione, passo dopo passo in crescendo d’intensità, potrebbe spaventare o incuriosire qualcuno. Di certo la prima cosa che ci si chiede è: “ma di che anno è questa via?”
La storia narra: Ombra, Finale Ligure, quindici metri in leggero strapiombo, chiodata da Andrea Gallo e Betta Belmonte nel 1987, liberata dallo stesso Gallo nel 1988. Gallo, nel 1987, intuì che su quei quindici metri di calcare si poteva passare. Un vero e proprio rebus verticale, una sfida di forza e movimento, per molti ritenuta impossibile, per uno no! E così è arrivata Ombra, grado 8b/+.
La difficoltà della via è tutta concentrata in due boulder pazzeschi che presi da soli potrebbero diventare due must sulle famose sequenze di forza al Moonboard in palestra! Ombra è una via di soli quindici metri, breve ma dove devi dare tutto. Devi metterci forza, dita e movimento. Devi essere preciso se vuoi centrare il lancio al tridito e subito dopo sentire la tallonata per controllare la frenata sullo spigolo. Vedendo salire una linea così si capiscono tante cose della scalata. Buona parte di quello che oggi chiamiamo “movimento moderno” è lì su quel muro, pochi metri racchiusi in una sequenza di prese severe da tenere e capire, prese che in trent’anni hanno visto le mani di tanti ma solo poche sono passate.

Pietro Biagini ha 17 anni, vive a Genova, studia e la scalata è parte integrante della sua giornata. Pietro è un vulcano di passione, un climber sempre attento e curioso, determinato e pieno di voglia di fare. Da diversi anni insieme alla famiglia e gli amici ha scoperto la scalata del Finalese, un luogo vicino a casa, una grande palestra all’aria aperta dove i tiri non sono mai regalati e ogni salita è sempre una grande soddisfazione. Tante le linee dure riuscite nei lunghi weekend in falesia, ma nel cassetto dei tiri storici da fare c’era ancora un nome. Un tiro temuto, non sempre provato e di certo poco capito anche dai più forti.

Ombra è una via particolare, poco alla moda, un tiro che scegli di provare solo se vuoi scoprire qualcosa di te e di tutto quel mondo che continua a farti sognare.

Una scoperta da guadagnare passo dopo passo, cercando la sequenza giusta per i due boulder, la meteo buona per tenere le piccole prese e la motivazione per passare dall’inizio alla fine. E poi il 20 Novembre 2016 è arrivata la salita di Pietro. Sono entrati il primo e il secondo boulder, tutto è andato al meglio su quei quindici metri di moderna scalata anni Ottanta.
Scalare, fare un video o scrivere di una via come Ombra è sempre un modo per raccontare un pezzetto di storia dell’arrampicata libera italiana. La storia della scalata continua e il buon segno lo stanno lasciando giovani come Pietro che sanno trovare la voglia e l’energia di avanzare sul nuovo senza dimenticare di curiosare nel passato di un luogo magico per la scalata come il Finalese.

Ombra è uno di quei tiri da conoscere, o almeno vedere, per qualcuno da provare e per pochi magari anche da fare. Se ancora qualcosa non vi è chiaro, bè allora chiedete a Pietro, lui Ombra se la ricorda bene dal primo all’ultimo movimento.