Mammut Elements: WHITE NOISE

Siamo schiavi entusiasti della natura e prigionieri inconsapevoli del nostro tempo. Viviamo a un ritmo forsennato ogni santo giorno, ma la nostra passione ci dice di rallentare, perché siamo il ritratto di una complicatissima dipendenza che nasce da una semplicissima necessità: il desiderio di libertà. Ogni giorno, tra una corsa in metro e un un panino inghiottito in un morso, capita che ci dimentichiamo persino di respirare. Il sospiro invece, quello gelido esaliamo in cima alle montagne con la goccia che ci scende al naso, è l’unico vero fuoco che ci riporta alla lucidità di un vivere sano e quasi dimenticato. Siamo schiavi di un benessere esistenziale, quello che solo la Natura è in grado di restituirci. D’altronde se Dave Peverett dei Foghat cantava “Slow ride, take it easy” già nel 1975, un motivo ci sarà pure stato, no?

Mammut Elements è materia. O forse qualcosa di più?

Neve, Ghiaccio e Roccia si intrecciano e si fondono in qualcosa di più intricato: un’intensa emozione, uno sforzo fisico, un grido di gioia, o, perché no, un lungo silenzio. A questi elementi se ne oppone un ultimo, un back to the reality nella giungla urbana, quel fitto tessuto di “devi fare questo”. Eppure, in tutto quel disordine, sembra quasi di scorgere un’armonica arte, fatta di colore e movimento.

Rumore bianco.
Un fiocco di neve riecheggia come il silenzio sul silenzio.
Mille sfaccettature e la solita reazione di stupore.
Veste il paesaggio, arricchisce il mio sguardo e rapisce la mia mente.
Quel silenzio rallenta il tempo e lo fa suo.
Io sono ospite della montagna: busso e mi ci immergo.
Energia e polvere.
Annego in quei fiocchi, cavalcandone la perfezione.

Il primo episodio “RUMORE BIANCO” (White Noise) racconta l’atleta Mattia Felicetti, maestro di sci della Val di Fassa e atleta del Freeride World Qualifier. Anzi forse sarebbe più corretto dire che è lo stesso Mattia a raccontarci il suo elemento, fondendosi in esso, nello stesso modo in cui i fiocchi di neve si sciolgono nell’acqua che una volta che vi si appoggiano.
Scientificamente il White Noise identifica una certa frequenza dell’udibile, una frequenza talmente particolare da collegarsi per una frazione di tempo e spazio con la stessa con la quale la neve cade e dipinge il paesaggio a proprio piacimento. È chiamato bianco per analogia con il fatto che una radiazione elettromagnetica di simile spettro all'interno della banda della luce visibile apparirebbe all'occhio umano come luce bianca, come la neve appunto.
Lo stesso Mattia dice: “Ho iniziato a sciare a tre anni e a fare gare a sei. L’amore per lo sci in neve fresca è scattato immediatamente, tanto che il mio maestro di sci di allora faceva fatica a tenermi a freno. La passione per la montagna è andata ad evolversi in altri sport come l’arrampicata e highline, ma lo sci è sempre stato parte inscindibile del mio essere”.

Ma tu? Lo senti ancora il richiamo della Natura?