CASTELMEZZANO

UN PAESE QUASI PERFETTO

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Nel boato generale, anche se distanti, riuscivamo a distinguere nettamente i singoli commenti provenienti dalla folla, riunita, come in processione, in Piazza Emilio Caizzo.
C’era chi diceva “Li vedete quelli lassù? Sono dei funamboli” e chi invece “Guardateli, stanno camminando nel vuoto”. C’era poi una signora, proprio sul bordo di quella piazza a sbalzo, vero e proprio balcone del paese, che in un momento di immedesimazione si era lasciata andare in un “Madonna mia non riesco a guardarli quei pazzi squilibrati”.

“Squilibrati”.

Riferito a degli highliner fa abbastanza ridere, no?
Eppure è così che la maggior parte delle persone del piccolo borgo di Castelmezzano avrebbe chiamato Benni e Mattia, chi con ammirazione e chi invece con ostentata indignazione. Thomas e io invece, osservavamo, ascoltavamo e, ovviamente, scattavamo fotografie.

Castelmezzano è tra le migliori località del mondo di cui non si è mai sentito parlare”. È così che le riviste ammerigane lo definivano fino a una decina di anni fa. Una sorta di Machu Picchu italiana: una località nascosta e perduta e, a un certo punto, ritrovata. Le origini di Castelmezzano furono legate alla penetrazione di coloni Greci nella Valle del Basento avvenuta tra il VI e il V secolo a.C. Successivamente con l’arrivo dei saraceni, nel X secolo d.C., la popolazione locale, costretta a fuggire, si rifugiò tra rocce ripide individuate, secondo un antico racconto, da un pastore di nome Paolino, per il quale da qui sarebbe stato semplice respingere gli invasori facendo rotolare grandi massi di pietra. In seguito all’occupazione longobarda, Castelmezzano venne invasa dai Normanni (XI-XIII sec. d.C.), cui si deve la costruzione del castello che ha dato poi nome alla città e di cui sono ancora visibili i resti delle mura e la gradinata scavata nella roccia. Nel tempo si succederono le invasioni da parte degli Aragonesi (XIV-XVI sec. d.C.) e diverse famiglie ebbero un ruolo determinante nella storia e nello sviluppo del paese. La conformazione del territorio, per la presenza di rifugi naturali, favorì lo sviluppo del brigantaggio lucano (XIX sec.).
Oggi Castelmezzano gode di una vera e propria seconda giovinezza, grazie anche a una sapiente amministrazione e una lungimirante visione degli enti locali.

Io però, come ci sia arrivato a Castelmezzano, sinceramente non lo so.

Tutto è partito da un’ispirazione di Mattia dopo aver visto il film “Un paese quasi perfetto” con la regia di Massimo Gaudioso, ambientato per l’appunto a Castelmezzano. L’anno scorso Mattia, Benni, Thomas ed io eravamo andati in Scozia per la prima highline al mondo su The Old Man of Storr. Già in quella occasione Mattia ci aveva parlato di questo posto e di questa sua idea. “Io conosco un altro posto fighissimo dove potremmo farne un’altra, in sud Italia”, ci aveva detto entusiasta. “Ci servirà contattare il Comune. Verrebbero delle foto incredibili, vale la pena tentare”. Con quelle parole Mattia aveva tentato contemporaneamente sia me che Thomas, ma era semplicemente troppo presto. 365 giorni dopo eravamo in ritardo per il volo che ci avrebbe portato a Bari. Il team ancora una volta al completo. Quattro ragazzi del Trentino Alto-Adige nel profondo Sud può solo sembrare l’inizio di una barzelletta. Vorrei ricordare e raccontare questo viaggio per quello che è stato: la cosa più improvvisata a cui io abbia mai partecipato. Fino pochi giorni prima non sapevamo dove saremmo decollati e dove saremmo atterrati, sapevamo solo quale era la destinazione. Avevamo una voglia selvaggia di vedere e di scoprire un’intervallo di vita lenta e sorridente, in tipico carattere mediterraneo, come medicina per uno stile di vita, il nostro, frenetico e malsano. Volevamo riempirci gli occhi di qualcosa di bello, fotografarlo, e conservarlo come un bel ricordo. E così fortunatamente è stato.

Ci ricorderemo di Nicola, il sindaco, che ci ha invitati a condividere le nostre passioni nella sua terra.
Ci ricorderemo di Lucio che ci ha accompagnati da Bari a Castelmezzano raccontandoci la storia del suo paese, di casa sua.
Ci ricorderemo della pioggia e della nebbia, una cosa non comune in quell’angolo di mondo.
Ci ricorderemo di Benni che, in mezzo a quella pioggia e quella nebbia ha passeggiato sull’highline tranquillamente, anche nudo.
Ci ricorderemo degli abitanti del Paese che ci hanno accolti come se abitassimo lì da sempre.
Ci ricorderemo della roccia e del segreto che custodiva.
Ci ricorderemo delle portate che non finivano mai.
Ci ricorderemo di noi.

Ci ricorderemo anche che, come una barzelletta, avevamo riso tanto. Perché forse, un pochino, “squilibrati” lo eravamo stati davvero.

 
 
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